Sabato, 6 giugno ore 15.30 ritrovo a Tirano.
Il tempo non lascia presagire nulla di buono, e non bisogna certo essere dei metereologi per capire cosà ci aspetta…..acqua, acqua e ancora acqua, ma come si suol dire, la speranza è l’ultima a morire.
Alla spicciolata ci raduniamo tutti, Beppe, il capitano come al solito si da un gran da fare per organizzare.
Ecco ci siamo tutti,no, manca ancora uno, ma chi?
Ah sì, Matteo che per cause di forza maggiore ha deciso di venire in moto, saggia idea, peccato che quando è arrivato più che un motociclista sembrava un palombaro!!!!!
Pullman e via, ritiro pettorali, briefing, e albergo.
Il tempo sembra non mollare un attimo e lentamente la speranza di una gara asciutta svanisce anche nei cuori degli irriducibili.
La cena trascorre piacevole, chi parla con uno, chi con un altro e la sensazione di familiarità si sente, si percepisce negli occhi e nelle parole dei commensali.
Una tisana e via tutti a nanna, domani sarà dura!!!Ore 5.30, risveglio a dir poco traumatico, la notte non è stata clemente e Morfeo più che accoglierci tra le sue braccia se n’è andato a farsi un giro, chissà forse disturbato da qualche verso notturno oserei dire disumano, che proveniva dalla nostra stanza….Più che un cristiano che russava sembrava il richiamo di un orso in calore….!!! Ma anche questo fa parte del gioco. Colazione abbondante ed ognuno di noi lentamente si prepara, ognuno con i propri rituali ognuno racchiuso nei suoi pensieri, tutti con un occhio puntato verso il cielo, che purtroppo non dà tregua.
Ci spostiamo alla zona di partenza e tra una chiacchiera e un po’ di riscaldamento ci confermano che la gara partirà. Con qualche minuto di ritardo, e graziati da Giove Pluvio, che chissà per quale motivo, forse si era distratto, la gara ha il via. Le emozioni si mescolano alla fatica, il cuore comincia subito a salire, così come la strada, e nel giro di poco mi trovo ad affrontare una ripida salita, dietro a tante persone che lentamente, ed in silenzio, come fosse una processione, a schiena bassa, salgono, salgono su verso quella fatidica vetta. Nel frattempo Flavio mi supera, un sorriso e via, già so’ che non lo rivedrò più sino all’arrivo, allora una pacca sulla spalla, e un “vai Flavio, mola mia”.Ricomincia a piovere, parecchio, lungo il percorso ci comunicano che si arriva sino alle baite Campagneda e poi si ritorna, le condizioni non permettono di continuare. Peccato, già mi gustavo la lunga discesa, dove forse avrei potuto recuperare un po’ di posizioni, vista la mia scarsa attitudine alla salita. Va bene uguale, mi concentro e continuo, ora piove davvero e molto, dopo la prima salita c’è un tratto piuttosto corribile e allora via, lascio correre le gambe che fortunatamente girano bene. Secondo strappo, ed eccomi nuovamente in affanno, ormai ci sono abituato. Comincio a pensare, e mi chiedo davvero chi me lo faccia fare, poi mi giro, mi guardo attorno e sento il profumo della vita che mi circonda, sento il respiro affannato di un compagno di avventura che mi supera, percepisco il calore del suo corpo, nonostante sia bagnato ed infreddolito come me, mi incita a non mollare, e tra me penso che potrò pormi la stessa domanda mille volte ancora, ma la risposta è sempre quella: perché mi fa sentire vivo in mezzo a tanti che vivono e condividono le mie stesse emozioni. A metà della salita mi supera una donna mi passa accanto, la guardo, lei mi schiocca un sorriso e mi emoziono, era una certa Corinne Favre, e penso a quanto sia magnifico questo sport: tutti uguali, campioni e tapascioni, i primi sempre comunque pronti a tendere la mano ai secondi, come in una sorta di limbo, dove non c’è differenza tra chi scrive la storia e chi la interpreta. Si continua, ormai sono alla diga e da lì manca poco alla fine della salita. Nonostante il tempo lungo i punti di ristoro c’è gente pronta a regalarti un sorriso e questo mi da la forza per continuare. Eccomi finalmente alla discesa finale, 7 km di strada tutta praticamente asfaltata, poco interessante dal punto di vista sky, ma molto corribile e veloce che mi porta nel giro di poco a recuperare qualche posizione, rivedo la mia “amica” Corinne, la supero, mi giro, le chiedo se tutto ok, le ritorno il sorriso di cui le ero debitore e via sino alla località Franscia, dove è posto l’arrivo. Nonostante sia stata una gara in versione ridotta, sono soddisfatto, non tanto per il risultato, è un numero in mezzo a tanti, ma per le emozioni che ho provato, emozioni che prima, quando frequentavo la “strada”, non immaginavo nemmeno esistessero. Un ringraziamento davvero speciale va a tutti i componenti di questa splendida squadra, che ormai posso dire essere anche n po’ la mia squadra, ora, grazie alla gentilezza di tutti , mi sento parte di voi, di noi , di un gruppo che si fa un po’ più in là per far spazio a quelli nuovi come me e grazie ai quali sto conoscendo un mondo fantastico, fatto di persone semplici ma davvero speciali, ognuna con qualcosa in più da dare, senza la pretesa di ricevere, solo per il piacere di esserti vicino. Un grazie a tutti i miei compagni che hanno partecipato all’avventura valtellinese, Flavio, Luca, Bocia, il motociclista Matteo, Nigel.In chiusura un ringraziamento speciale a lui, il Capitano, che con il suo instancabile buon umore contagia tutti, trasmette voglia di vivere e voglia di sorridere, grazie Capitano per tutto ciò che hai fatto e per ciò che farai. Claudio
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